Dal 2027 il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP) entrerà concretamente nei processi di conformità di diverse filiere industriali, a partire da quella delle batterie.

Le scadenze fissate per il prossimo anno impongono alle organizzazioni di accelerare i processi di adeguamento.

In questo scenario, l’adozione del passaporto digitale si inserisce in un percorso più ampio di sostenibilità aziendale, nel quale le informazioni associate ai prodotti accompagnano il bene durante il suo ciclo di vita e possono essere consultate da soggetti diversi in base al loro ruolo.

Le tempistiche di attuazione differiscono tuttavia in modo significativo a seconda del settore industriale interessato.

Cosa cambia per il Passaporto Digitale del Prodotto nel 2027

Per le imprese è importante distinguere l’introduzione di un obbligo dall’adozione della disciplina che lo definirà.

Se nel caso delle batterie, la data del 18 febbraio 2027 è stabilita come termine tassativo dal Regolamento (UE) 2023/1542, per settori come tessile, pneumatici e alluminio la Commissione prevede l’adozione degli specifici atti delegati ESPR entro il quarto trimestre del 2027. 

Successivamente all’adozione di tali atti, sarà garantito un periodo transitorio di almeno 18 mesi per consentire agli operatori economici di adeguarsi.

Il passaporto riguarda più soggetti della filiera

La gestione del Passaporto Digitale di Prodotto non è necessariamente una responsabilità limitata al fabbricante.

In funzione della categoria e della normativa applicabile, possono essere coinvolti produttori, importatori, rappresentanti autorizzati, distributori, dealer e fornitori di servizi di logistica.

Anche la vendita a distanza assume rilievo: quando un prodotto rientrante nel perimetro del DPP viene offerto tramite un marketplace online, la piattaforma dovrà rendere accessibile il relativo passaporto.

Per un’impresa è quindi importante individuare il proprio ruolo nella catena di fornitura e stabilire quali obblighi derivino da quella posizione.

La registrazione diventa parte della procedura di immissione sul mercato

Il DPP non coincide con una semplice pagina web collegata a un QR code. La Commissione prevede che il passaporto venga registrato nel registro europeo secondo le specifiche tecniche e gli obblighi stabiliti dalla disciplina di settore.

Tale registrazione è obbligatoria per l’immissione del prodotto sul mercato unico. Per i prodotti importati, la registrazione del DPP può essere rilevante anche per lo sdoganamento e l’immissione in libera circolazione.

Il registro genera inoltre un Unique Registration Identifier (URI) associato al passaporto. Il data carrier, come un QR code quando previsto dalla disciplina di prodotto, collega quindi il bene fisico alla sua rappresentazione digitale.

Il sistema europeo separa registro e dati del prodotto

Dal punto di vista tecnologico, il DPP segue un’architettura decentralizzata.

Il registro europeo – entrato ufficialmente in funzione il 20 luglio 2026 – funziona come indice comune: conserva gli identificativi, i dati di registrazione e i metadati previsti, mentre le informazioni dettagliate del prodotto restano sotto la responsabilità dell’operatore economico e possono essere gestite direttamente dall’azienda oppure attraverso un fornitore di servizi DPP.

Questa impostazione ha conseguenze concrete sulla progettazione dei sistemi informativi. Un’azienda deve poter collegare i propri dati di prodotto all’identificativo corretto, gestire gli aggiornamenti e rendere disponibili le informazioni secondo le regole previste, senza necessariamente trasferire l’intero patrimonio informativo nel registro europeo.

Il controllo del prodotto coinvolgerà anche dogane e autorità

L’introduzione del DPP modifica anche le modalità con cui le informazioni potranno essere utilizzate dalle autorità pubbliche.

Le dogane avranno il compito di verificare elettronicamente la registrazione del Digital Product Passport per i prodotti importati e controllare il relativo identificativo prima della loro immissione in libera pratica.

L’accesso ai DPP consentirà alle autorità di vigilanza del mercato di effettuare accertamenti sulla conformità dei prodotti.

Il passaporto diventa così anche uno strumento di controllo regolatorio, attraverso informazioni strutturate e leggibili digitalmente.

La tracciabilità e la persistenza dei dati nel lungo termine

Una delle caratteristiche più rilevanti del Passaporto Digitale del Prodotto riguarda la gestione del dato lungo il ciclo di vita del bene.

L’operatore economico responsabile deve assicurare che le informazioni rimangano accurate e aggiornate.

Il contenuto dipenderà dalla categoria: potranno rientrare nel passaporto dati identificativi, caratteristiche tecniche, composizione, materiali, prestazioni, durabilità, riparabilità, contenuto riciclato e indicazioni relative alla gestione a fine vita.

Per le batterie, ad esempio, la documentazione europea comprende informazioni su capacità, prestazioni, stato di salute, materiali e operazioni di riutilizzo, rifabbricazione e riciclo.

Accessi differenziati e interoperabilità entrano nei requisiti IT

Il passaporto digitale dovrà funzionare con modalità di accesso differenti a seconda dell’utente e delle informazioni che la normativa consente di consultare.

Gli standard europei riguardano infatti gestione degli accessi, sicurezza delle informazioni, protezione dei dati, interoperabilità, formati, protocolli di scambio, conservazione, autenticazione e integrità, oltre alle API necessarie per la gestione del DPP.

Per le aziende questo significa che la preparazione non riguarda soltanto l’archivio dei dati: coinvolge anche architettura applicativa, integrazione fra sistemi e modalità con cui le informazioni vengono rese disponibili a soggetti interni ed esterni.

Batterie: il primo banco di prova per le imprese

La prima applicazione obbligatoria permette già di tradurre questi principi in attività operative. Dal 18 febbraio 2027 il battery passport sarà richiesto per batterie di veicoli elettrici, batterie per mezzi di trasporto leggeri e batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh.

L’operatore che immette la batteria sul mercato è responsabile della correttezza, completezza e aggiornamento delle informazioni e dell’identificativo univoco associato al passaporto.

La disciplina prevede inoltre un trattamento specifico per batterie sottoposte a preparazione per il riutilizzo, repurposing o rifabbricazione. In questi casi la responsabilità ricade sull’operatore economico che reimmette la batteria sul mercato o in servizio ed è necessario un nuovo passaporto collegato a quello originario.

Tessile, pneumatici, alluminio e le prossime filiere del piano ESPR

Per tessile, pneumatici e alluminio il 2027 sarà dedicato all’elaborazione della disciplina settoriale, con l’adozione degli specifici atti delegati ESPR prevista entro la fine dell’anno.

I requisiti definitivi dipenderanno dai rispettivi atti e saranno seguiti da un periodo transitorio per l’adeguamento. Nel frattempo, lo schema europeo prevede un’estensione progressiva ad altri settori prioritari tra il 2028 e gli anni successivi, tra cui arredamento, materassi e contenuti riciclati.

Le imprese di questi comparti possono quindi utilizzare il periodo precedente all’adozione delle regole per verificare la disponibilità dei dati, la provenienza delle informazioni e la capacità dei propri sistemi di gestirle secondo criteri interoperabili.

La preparazione parte dalla governance del dato

Per un’azienda, prepararsi al Passaporto Digitale del Prodotto significa prima di tutto attribuire responsabilità precise alle informazioni che confluiranno nel sistema.

Occorre individuare quali dati vengono generati internamente, quali arrivano dai fornitori, chi ne verifica l’attendibilità, dove vengono conservati e chi ne autorizza l’aggiornamento.

È poi necessario mettere in relazione queste informazioni con gli identificativi dei prodotti e verificare la capacità di ERP, PLM e altri sistemi aziendali di alimentare il DPP.

Un approccio strutturato alla qualità e alla tracciabilità del dato consentirà alle aziende di gestire efficacemente l’impatto dei controlli automatizzati e di operare senza interruzioni sul mercato unico europeo.

FAQ – Passaporto Digitale del Prodotto: obblighi e scadenze dal 2027

1. Quando entreranno in vigore i primi obblighi per il Passaporto Digitale del Prodotto?

La prima scadenza tassativa è fissata al 18 febbraio 2027 per le batterie (veicoli elettrici, mezzi di trasporto leggeri e industriali sopra i 2 kWh). Per altri settori come tessile, pneumatici e alluminio, il 2027 vedrà l’adozione degli atti delegati, seguiti da un periodo transitorio di almeno 18 mesi.

2. Quali soggetti della catena di fornitura sono responsabili del DPP?

La gestione del passaporto non riguarda solo il fabbricante. A seconda del settore, gli obblighi coinvolgono importatori, rappresentanti autorizzati, distributori, dealer, fornitori di logistica e persino i marketplace online attraverso cui viene offerto il prodotto.

3. Come funziona dal punto di vista tecnologico il registro europeo?

Il DPP segue un’architettura decentralizzata. Il registro europeo funge da indice comune che conserva solo identificativi e metadati, mentre i dati dettagliati del prodotto restano sotto la responsabilità dell’azienda (o di un fornitore di servizi), che li rende accessibili tramite standard interoperabili e API.

4. Quali informazioni minime deve contenere un passaporto digitale?

Il contenuto varia in base alla categoria merceologica. Include dati identificativi, caratteristiche tecniche, composizione, materiali, durabilità, riparabilità, contenuto riciclato e indicazioni di fine vita.

5. Come possono prepararsi le aziende prima dell’arrivo degli obblighi?

La preparazione parte dalla governance del dato: mappare i flussi informativi interni e dei fornitori, attribuire responsabilità chiare sull’aggiornamento, e verificare la capacità dei sistemi aziendali (come ERP e PLM) di gestire i dati in conformità con gli standard europei.