Anche nel 2026, aziende e dipendenti hanno la possibilità di accedere ai fringe benefit. La normativa permette di erogare beni e servizi senza tassazione, a patto di rispettare specifici tetti annuali. Per il 2026, la soglia ordinaria di non imponibilità è fissata a 1.000 euro, mentre il limite sale a 2.000 euro in presenza di figli a carico.
Non è stata invece prorogata l’agevolazione precedentemente riservata ai neoassunti che trasferivano la propria residenza. Questo beneficio, quindi, non è più applicabile ai contratti sottoscritti a partire dal 2026.
Per comprendere appieno le regole previste per quest’anno, esaminiamo ogni aspetto legato ai fringe benefit: cosa sono, quali criteri ne regolano l’applicazione e come deve essere gestita la loro tassazione.
Cosa sono i fringe benefit
I fringe benefit rappresentano una specifica tipologia di compenso non monetario. Il datore di lavoro li assegna ai propri collaboratori in aggiunta alla paga ordinaria. Si tratta, in sostanza, di benefici in natura erogati sotto forma di beni o servizi.
L’obiettivo è integrare il pacchetto retributivo con utilità concrete. Esempi comuni sono l’auto aziendale per uso privato e lavorativo o la fornitura di dispositivi tecnologici. Rientrano in questa categoria anche i buoni acquisto, il pagamento delle utenze domestiche e il sostegno per le spese abitative, come canoni di locazione o interessi sui mutui.
Il regime di tassazione applicato
Il quadro normativo di riferimento si trova nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). L’articolo 51 sancisce che “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro“. Questo significa che ogni valore percepito dal lavoratore, anche in natura, è considerato reddito imponibile.
Tuttavia, sempre l’art.51 del TUIR prevede una deroga per le erogazioni di modico valore stabilendo che: “non concorre a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se complessivamente di importo non superiore nel periodo d’imposta a euro 258,23”.
L’importo di 258,23 euro costituisce una soglia di non imponibilità. Se il valore dei beni resta entro questo limite, sull’erogazione non sono dovuti né l’IRPEF né i contributi.
Se, invece, il valore complessivo eccede la soglia decade l’agevolazione. In questo caso, l’intero ammontare diventa tassabile. L’imposta non colpirà solo l’eccedenza, ma tutto il valore erogato.
Una particolare attenzione va prestata al meccanismo della cassa allargata. In base a questa regola, i beni e i servizi messi a disposizione dei dipendenti entro il 12 gennaio di un anno vengono conteggiati fiscalmente nel periodo d’imposta precedente. Questa particolarità temporale richiede una pianificazione rigorosa delle scadenze per scongiurare uno sforamento accidentale dei limiti, specialmente durante il conguaglio annuale o alla chiusura del rapporto lavorativo.
I nuovi tetti di esenzione
La Legge di Bilancio 2025 ha previsto l’innalzamento del limite di esenzione per i periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027 portando la soglia a 1.000 euro per la totalità dei lavoratori subordinati.
Per chi ha figli fiscalmente a carico, inclusi i figli nati fuori dal matrimonio riconosciuti, adottivi, affiliati o affidati, la quota di non imponibilità raggiunge i 2.000 euro annui. Per beneficiare di questo potenziamento, è indispensabile presentare una dichiarazione formale al datore di lavoro. In tale documento occorre indicare i codici fiscali dei figli. Tale comunicazione ha validità per tutto il periodo d’imposta e permette all’azienda di applicare correttamente lo sgravio fin dal momento dell’erogazione, evitando errori nel calcolo delle trattenute.
La Legge di Bilancio 2026 (Qui si può inserire il link a Legge di bilancio 2026: le misure per imprese e privati – gennaio 2026) ha confermato senza modifiche il regime agevolato, garantendo la continuità operativa di una misura che permette di erogare quote significative di fringe benefit in busta paga senza che queste concorrano alla formazione del reddito tassabile.
Come si calcola il valore dei benefit
Per determinare l’importo che concorre alla soglia di esenzione, non si utilizza il prezzo di acquisto, ma il cosiddetto valore normale. Secondo l’articolo 9 del TUIR, questo parametro corrisponde al prezzo mediamente praticato per beni o servizi della stessa specie. Si fa riferimento a condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione.
In termini pratici, l’azienda deve verificare il valore di mercato nel tempo e nel luogo in cui il benefit viene fornito.
Esistono tuttavia delle eccezioni per specifiche categorie. Ad esempio, per le auto aziendali, il calcolo si basa sulle tabelle ACI chilometriche, mentre nel caso dei prestiti agevolati, il valore è pari al 50% della differenza tra gli interessi calcolati al Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR) e quelli effettivamente applicati.
Il destino del Bonus Affitti per i trasferimenti
L’assetto normativo per il 2026 segna un cambiamento rispetto alle agevolazioni per chi cambia residenza per motivi di lavoro. La manovra attuale, infatti, ha scelto di non rinnovare il provvedimento che permetteva di rimborsare senza applicazione delle imposte l’affitto e le spese manutentive. Quella misura, concepita come incentivo specifico per la mobilità dei neoassunti, era limitata alla finestra temporale dello scorso anno.
Attualmente, l’agevolazione sopravvive solo per chi ha sottoscritto il contratto nel corso del 2025. Per questi lavoratori, la possibilità di ricevere rimborsi esentasse prosegue per le due annualità successive alla data di assunzione. Si tratta dunque di un beneficio in esaurimento, non più attivabile per i dipendenti che iniziano il proprio rapporto di lavoro a partire da quest’anno.
FAQ – Fringe benefit: cosa sono, come si calcolano e novità 2026
1. Quali sono le soglie di esenzione per i fringe benefit nel 2026?
Per l’anno 2026, il limite ordinario di non imponibilità è fissato a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti. La soglia raddoppia a 2.000 euro annui per i lavoratori che hanno figli fiscalmente a carico.
2. Cosa deve fare il dipendente con figli per ottenere la soglia di 2.000 euro?
Il lavoratore è tenuto a presentare una dichiarazione formale al proprio datore di lavoro. In questo documento devono essere indicati i codici fiscali dei figli a carico per permettere all’azienda di applicare correttamente lo sgravio fiscale in busta paga.
3. Cosa succede se si supera il limite di esenzione previsto?
Se il valore complessivo dei benefit erogati supera la soglia (di 1.000 o 2.000 euro), l’intera somma diventa imponibile. La tassazione e i contributi non colpiranno quindi solo la parte eccedente, ma l’intero ammontare corrisposto al dipendente.
4. Cos’è la “cassa allargata” e perché è importante per le scadenze?
È una regola che permette di conteggiare fiscalmente nell’anno precedente i benefit messi a disposizione entro il 12 gennaio dell’anno successivo. Richiede un monitoraggio attento per evitare che erogazioni a cavallo d’anno facciano sforare accidentalmente i tetti di esenzione.
5.Il Bonus Affitti per chi trasferisce la residenza è ancora attivo?
L’agevolazione specifica per i neoassunti che trasferiscono la residenza non è stata prorogata per i contratti sottoscritti dal 2026. Il beneficio resta valido esclusivamente per chi è stato assunto nel corso del 2025, per le due annualità successive alla firma del contratto.