Le identità digitali di dipendenti, clienti, fornitori e partner sono il principale punto di accesso a sistemi, dati e processi aziendali.

L’Intelligenza Artificiale ha cambiato il modo in cui vengono sottratte, falsificate e sfruttate: i modelli generativi producono voci, volti e messaggi credibili, l’apprendimento automatico analizza grandi quantità di dati rubati per costruire profili completi e gli agenti autonomi conducono campagne di attacco con un intervento umano minimo.

Per la cybersecurity aziendale diventa essenziale verificare chi opera dietro un account, una telefonata o una videoconferenza, con controlli proporzionati al rischio di ogni operazione.

Identità digitali nel mirino: i dati su incidenti e frodi

I dati più recenti di cyber security mostrano che gli incidenti gravi aumentano e che le frodi digitali causano danni sempre maggiori.

Il Rapporto Clusit 2026 ha censito 5.265 incidenti gravi nel mondo nel 2025, con un aumento del 48,7%; in Italia sono stati 507, il 42% in più rispetto al 2024 e il 9,6% del totale mondiale.

Un secondo gruppo di dati riguarda le truffe online e le frodi informatiche in Italia.

Il report 2025 della Polizia Postale conta 27.085 casi trattati di cybercrime di matrice economico-finanziaria e somme sottratte superiori a 269 milioni di euro, evidenziando la capacità delle organizzazioni criminali di operare attraverso strutture digitali articolate e dinamiche transnazionali.

Secondo lo studio della Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani) nel 2025 il numero di frodi digitali è diminuito dello 0,4% rispetto all’anno precedente, mentre le somme sottratte sono aumentate del 17,4%. In quattro anni, a fronte di un aumento dei casi del 10%, il denaro sottratto è cresciuto del 75,9%.

Questa dinamica indica che le perdite economiche crescono molto più rapidamente del numero dei casi. In realtà l’impatto complessivo supera le somme sottratte, perché a queste si aggiungono i costi di ripristino di account e sistemi, le interruzioni operative e il danno di reputazione.

L’Intelligenza Artificiale e l’industrializzazione degli attacchi

Tra i fattori che rendono gli attacchi più efficaci ci sono i sistemi intelligenti, il cui impatto va oltre la creazione di contenuti falsi.

L’IA Generativa scrive messaggi di phishing privi di errori e adattati al ruolo del destinatario, clona una voce da pochi secondi di audio e produce video falsi in tempo reale.

L’apprendimento automatico interviene a monte dell’attacco: un’IA addestrata anche su dati ottenuti con precedenti violazioni rende phishing, vishing e deepfake più convincenti, perché collega email, numeri di telefono e codici fiscali in profili completi.

Gli agenti autonomi automatizzano la ricerca dei bersagli, la redazione dei messaggi e i tentativi di accesso, e il Rapporto Clusit collega la crescita degli attacchi anche all’uso dell’IA per rendere le campagne più efficaci. La stessa operazione può così raggiungere migliaia di aziende, con contenuti personalizzati per ciascuna.

Dove l’impersonificazione colpisce i processi aziendali

Gli attacchi descritti producono danni quando incontrano un processo che si affida a un volto, a una voce o a un documento.

L’onboarding a distanza di clienti e fornitori è il primo punto esposto: documenti contraffatti, identità sintetiche (combinazioni di dati reali e inventati) e video manipolati possono superare controlli basati su un solo fattore.

I flussi di pagamento sono il secondo: una videochiamata con un finto dirigente, oppure la comunicazione di nuove coordinate bancarie da parte di un falso fornitore, può innescare un bonifico senza ulteriori verifiche.

Il terzo è l’assistenza tecnica interna, dove richieste di reset di password o dispositivi, accompagnate da dati personali corretti, consegnano a un estraneo un account legittimo.

Un attacco riuscito in uno di questi punti può aprire la strada agli altri e coinvolge anche la responsabilità verso clienti e controparti.

Identità non umane e agenti di IA

Il rischio si estende alle identità che non appartengono a persone e che nelle imprese sono sempre più numerose: account di servizio, chiavi API, automazioni e agenti di IA incaricati di svolgere attività con accesso a dati e applicazioni.

Queste identità non umane operano spesso con privilegi ampi, senza un responsabile designato e senza una scadenza, e le loro azioni risultano difficili da attribuire.

Gli agenti di IA adottati dai singoli reparti senza il coinvolgimento dell’IT, la cosiddetta shadow AI, moltiplicano le identità fuori controllo. Chi sottrae una chiave o manipola un agente ottiene un accesso legittimo ai sistemi.

La governance richiede quindi un inventario aggiornato, un responsabile per ogni identità digitale, privilegi limitati al compito svolto, una durata definita delle credenziali e un registro delle operazioni compiute.

Dall’accesso al controllo continuo

In molti degli scenari descritti l’attaccante entra con credenziali, sessioni o voci che il sistema riconosce come valide, e da quel momento opera come un utente autorizzato.

Per questo l’autenticazione al momento dell’accesso, anche a più fattori, risulta insufficiente: la protezione dell’identità richiede un controllo continuo, che stabilisca chi accede, quali azioni compie e per quale motivo, e che riguardi utenti, dispositivi e macchine.

Il controllo continuo si realizza con strumenti integrati e automatizzati, che usano l’Intelligenza Artificiale in chiave difensiva per individuare e fermare le minacce.

La sua parte finale è il ripristino: dopo una compromissione occorre riportare in funzione l’infrastruttura delle identità nei tempi richiesti dall’attività, perché senza identità funzionanti anche i dati recuperati restano inaccessibili.

Come impostare la difesa

Su queste basi la difesa richiede decisioni di governo prima delle scelte tecnologiche.

Il passo iniziale consiste nel classificare le operazioni per livello di rischio e associare a ciascuna un grado di verifica: una variazione di coordinate bancarie o un accesso amministrativo richiedono garanzie superiori a quelle di un’operazione a basso impatto, come la consultazione di informazioni già pubbliche.

L’autenticazione resistente al phishing (Phishing-Resistant MFA), basata su standard come FIDO2 e passkey, e la verifica dell’identità dotata di sistemi anti-spoofing contro deepfake e attacchi di injection video riducono l’efficacia dei tentativi più diffusi.

Dopo un furto tramite infostealer occorre revocare le sessioni attive oltre a cambiare la password, perché i cookie e i token di sessione sottratti possono consentire all’attaccante di mantenere l’accesso anche con le credenziali aggiornate.

Per i pagamenti, la verifica su un canale alternativo e la doppia approvazione interrompono molte frodi basate sull’inganno.

Un esempio di controllo continuo è l’analisi comportamentale, che valuta il contesto dell’accesso (orario, luogo, dispositivo) e le azioni compiute durante l’intera sessione, segnalando e bloccando le anomalie in tempo reale anche quando le credenziali risultano valide.

La formazione completa i controlli tecnici, perché una richiesta urgente di un presunto dirigente viene fermata da persone che sanno riconoscerla: servono simulazioni periodiche con email, SMS e chiamate e regole chiare sulle verifiche da applicare.

Le soluzioni Tinexta Infocert e Tinexta Cyber per la cybersecurity

Tinexta Infocert e Tinexta Cyber, l’hub italiano specializzato nella protezione dei sistemi informativi, uniscono la competenza nel Digital Trust, la conoscenza della Compliance e l’esperienza nel campo della sicurezza informatica per offrire servizi di Cybersecurity.

L’obiettivo è garantire la sicurezza informatica e la continuità operativa delle organizzazioni attraverso servizi che si articolano in tre ambiti:

  • consulenza, a supporto di responsabili delle strategie, CIO, Risk Manager e C-Level per definire, valutare o riprogettare roadmap strategiche di governance e modelli operativi per la cybersecurity;
  • implementazione, con installazione, integrazione e personalizzazione di prodotti e soluzioni proprietarie e/o di mercato;
  • servizi gestiti 24×7 da piattaforme proprietarie, oppure supporto da remoto al cliente nell’amministrazione di tali soluzioni.

Nel loro insieme, queste attività coprono la sicurezza predittiva, per identificare le possibili minacce ed eseguire attività di early warning, la sicurezza preventiva, per definire il perimetro e il rischio informatico e costruire una strategia di difesa, e la sicurezza proattiva, per contrastare e bloccare gli attacchi informatici e gestire gli imprevisti.

Completano l’offerta i corsi di formazione dedicati ai dipendenti.

L’integrazione tra competenze tecniche, strumenti di protezione avanzati e valorizzazione del capitale umano permette così di costruire una vera e propria cultura della sicurezza distribuita e consapevole.

FAQ – Identità digitali e IA: la nuova sfida della cybersecurity

1. Perché le identità digitali sono un bersaglio così importante per gli attacchi informatici?

Le identità digitali sono il principale punto di accesso a sistemi, dati e processi aziendali. Chi entra con credenziali, sessioni o voci riconosciute come valide opera come un utente autorizzato. Il Rapporto Clusit 2026 ha censito 5.265 incidenti gravi nel mondo nel 2025, con un aumento del 48,7%.

2. In che modo l’Intelligenza Artificiale aumenta i rischi di frode e impersonificazione?

L’Intelligenza Artificiale rende gli attacchi più credibili e più facili da replicare. I modelli generativi scrivono messaggi di phishing privi di errori, clonano voci e producono video falsi in tempo reale. L’apprendimento automatico collega i dati rubati in profili completi delle vittime, mentre gli agenti autonomi automatizzano la ricerca dei bersagli e i tentativi di accesso.

3. Quali processi aziendali sono più esposti all’impersonificazione?

I punti più esposti sono l’onboarding a distanza di clienti e fornitori, i flussi di pagamento e l’assistenza tecnica interna. Documenti contraffatti, identità sintetiche, finti dirigenti e richieste di reset accompagnate da dati personali corretti possono superare controlli basati su un solo fattore. Un attacco riuscito in uno di questi punti può aprire la strada agli altri.

4. Come si proteggono le identità digitali in azienda?

La difesa parte dalla classificazione delle operazioni per livello di rischio, con verifiche più forti per pagamenti e accessi amministrativi. Servono autenticazione resistente al phishing, revoca delle sessioni attive dopo un furto di credenziali e un controllo continuo che verifichi chi accede e quali azioni compie. La formazione del personale completa i controlli tecnici.

5. Quali servizi offre Tinexta Infocert per la cybersecurity?

Insieme a Tinexta Cyber, l’hub italiano della Cyber Security, Tinexta Infocert offre consulenza, implementazione e servizi gestiti 24×7 per la sicurezza informatica delle organizzazioni. La consulenza si rivolge a CIO, Risk Manager e C-Level. Completano l’offerta i corsi di formazione dedicati ai dipendenti.